Artista nomade
Ha operato attraverso diversi linguaggi di comunicazione artistica: illustrazione, graphic design, editoria e arte visiva. Un percorso non radicato soltanto a una produzione di forme,
ma a una posizione che prevede comunicazione e cambiamento, che appartiene alla cultura in movimento, in una casa mobile in cui sostare per ritrovarsi e da cui partire. Le sue opere si nutrono di segni che non possono definirsi nel presente perché accadono nel tempo. Segni che percorrono lo spazio dell’opera svelando il pensiero in posizione di anticipo rispetto a un codice o a un testo; segni che possiedono lo smarrimento e la determinazione che sono in ogni atto iniziale di una forma definita, di scrittura o di immagine, tanto da conservare ciò che invece queste nascondono: l’origine. Sono visioni di processi, che si manifestano nella scomposizione o “avvelenamento” della struttura anatomica delle parole fino a distruggerla, per rigenerarla: lettere contaminate, manipolate e ridotte a disegni e codici disarmonici, oltre la soglia dell’unità travolgente della parola. Sono oggetti trasparenti e luminosi che contengono forme, sepolte, ingabbiate, inaccessibili, inviolabili, come “sacri” al punto di negare il loro utilizzo. Sono simulacri ridotti, non semplificati.
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